A Montegrosso d’Asti, un piccolo comune tra colline e vigneti, vivono Marco e Francesca con le loro due figlie, una delle quali ancora minorenne. Una famiglia normale, con una vita normale. Fino a quando le cose hanno cominciato a farsi difficili, e i debiti hanno smesso di essere una voce tra le tante e sono diventati un cappio.
La frana silenziosa
Il punto di non ritorno Marco lo ricorda bene: luglio 2004. Lavorava alle dipendenze di una piccola impresa locale, guadagnava circa 14mila euro all’anno. Poi il posto è saltato. Da quel momento, trovare un’occupazione stabile e dignitosamente retribuita è diventata una battaglia. Gli anni sono passati. I redditi di Marco — dichiarati nel 2021, 2022 e 2023 — parlano da soli: 1.161 euro, poi 4.260, poi 969 euro in un anno intero. Francesca, con il suo stipendio da lavoratrice dipendente di circa 1.700 euro al mese per tredici mensilità, ha retto la baracca finché ha potuto.
Ma quando la Cassa di Risparmio di Asti ha chiesto la restituzione del mutuo fondiario cointestato da oltre 76mila euro — credito poi ceduto alla CRIO SPV II s.r.l., una società di recupero crediti — e l’immobile di famiglia è finito sotto pignoramento, lo spazio per le soluzioni fai-da-te è finito. A quel punto i debiti erano diventati una montagna: 76.229 euro di mutuo, 6.652 euro per un finanziamento con cessione del quinto dello stipendio contratto da Francesca con FIGENPA s.p.a., circa 1.500 euro di tasse automobilistiche alla Regione Piemonte, 675 euro di TARI al Comune di Montegrosso d’Asti. In tutto, circa 85mila euro. Per chi guadagna poco più di 1.700 euro al mese in due e ha due figlie da crescere, non è una cifra che si ripiana con qualche rinuncia.
La via d’uscita ha un nome: OCC
È qui che entra in scena l’Organismo di Composizione della Crisi — l’OCC, come lo chiamano gli addetti ai lavori. Una figura prevista dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (il CCII, art. 67 e seguenti), pensata proprio per le persone comuni. Non imprenditori, non società, ma cittadini che si trovano sommersi da debiti contratti per vivere: il mutuo della casa, le tasse, un prestito per tirare avanti.
L’OCC non è un giudice, non è un avvocato della controparte. È un organismo terzo che prende per mano il debitore, esamina la sua situazione — entrate, uscite, patrimonio, debiti — e lo aiuta a costruire un piano di ristrutturazione da proporre ai creditori. Un piano concreto, verificabile, sostenibile. Nel caso di Marco e Francesca, l’OCC ha messo nero su bianco ciò che era evidente a chiunque: questa famiglia non ce la può fare. Il reddito disponibile è insufficiente a far fronte alle obbligazioni nei successivi dodici mesi: è la definizione tecnica di “sovraindebitamento”, ma tradotta in linguaggio comune significa semplicemente che i conti non tornano, e non per colpa di chi ha speso e spandato.
Il piano: niente miracoli, solo realismo
Il piano elaborato dall’OCC e presentato dai coniugi al Tribunale di Asti è un esempio di realismo. Nessuna promessa impossibile, nessuna bacchetta magica. Solo matematica e trasparenza.
Marco e Francesca si impegnano a versare 650 euro al mese per i primi 18 mesi e 300 euro al mese per i successivi 42 mesi, attingendo dai loro redditi e tenendo fuori le spese indispensabili per il mantenimento del nucleo familiare — circa 1.870 euro mensili, che includono anche il canone di locazione che dovranno pagare dopo la vendita della casa.
Perché sì: la casa, l’immobile di Montegrosso d’Asti gravato dall’ipoteca in favore di CRIO SPV II s.r.l., sarà venduta. Ma non all’asta, con il rischio di un realizzo irrisorio. Il piano prevede una procedura competitiva trasparente, con un prezzo stimato di almeno 42mila euro, destinato interamente alla società creditrice. Se il ricavato sarà inferiore (ma non sotto i 35mila euro), Marco e Francesca copriranno la differenza. Se sarà superiore, tutto a CRIO SPV II. Nessun trucco, solo un impegno preso davanti a un giudice.
I creditori pubblici — Regione Piemonte e Comune di Montegrosso d’Asti — saranno pagati integralmente per tasse automobilistiche e TARI. Anche FIGENPA s.p.a., il finanziatore con cessione del quinto, rientrerà in misura piena per la parte privilegiata. I creditori chirografari riceveranno il 30% di quanto loro dovuto. CRIO SPV II s.r.l., il creditore ipotecario, otterrà il 55,10%, oltre all’intero ricavato della vendita della casa.
Non è il 100%. Ma è molto più di quanto otterrebbero da una liquidazione controllata, dove l’incertezza e i tempi dilatati eroderebbero ogni residua speranza di recupero. Ed è un piano sostenibile, perché non chiede a Marco e Francesca più di quanto possano ragionevolmente dare.
Il giudice dice sì
Il 29 aprile 2026, il giudice unico del Tribunale di Asti, Marco Bottallo, ha omologato il piano con sentenza. Nelle sue motivazioni, il giudice ha riconosciuto che Marco e Francesca sono consumatori sovraindebitati in buona fede — nessuna colpa grave, nessuna malafede, nessuna frode. Le cause del dissesto sono oggettive e riconducibili alla perdita del lavoro e alle difficoltà di ricollocazione, non a una gestione scriteriata del denaro. I finanziamenti contratti negli anni sono serviti per le ordinarie esigenze di vita e per saldare debiti precedenti, in un circolo vizioso che chiunque abbia vissuto un periodo di precarietà conosce bene.
Né la Cassa di Risparmio di Asti (cedente), né CRIO SPV II, né FIGENPA, né la Regione Piemonte, né il Comune di Montegrosso d’Asti hanno sollevato contestazioni. Il silenzio dei creditori, in questo caso, dice più di mille parole: il piano è equo, è credibile, è la soluzione migliore per tutti.
Perché questa storia ci riguarda
La vicenda di Marco e Francesca non è eccezionale: è esemplare. Perché dimostra che il Codice della Crisi — lo stesso che disciplina i grandi fallimenti aziendali — contiene strumenti pensati per le persone. Per chi ha sbagliato senza dolo. Per chi è stato travolto dagli eventi. Per chi, semplicemente, non ce la fa più e merita una seconda possibilità.
Il CCII consente a chiunque si trovi in una situazione di sovraindebitamento incolpevole di proporre un piano di ristrutturazione dei debiti con l’aiuto dell’OCC. La procedura familiare permette ai coniugi conviventi — come Marco e Francesca — di presentare un’unica domanda, gestendo insieme le difficoltà invece di affrontarle separatamente. E il giudice, verificata l’ammissibilità e la fattibilità del piano, può omologarlo anche se i creditori restano in silenzio.
Non è un condono. Non è un colpo di spugna. È un percorso strutturato, serio, controllato, che dura anni e richiede sacrifici reali. Ma dà ciò che a molte famiglie oggi manca: una prospettiva. La possibilità di guardare avanti senza l’ansia del pignoramento, della lettera dell’ufficiale giudiziario, della busta paga aggredita da FIGENPA o dell’ipoteca iscritta da CRIO SPV II.
A chi rivolgersi
Se questa storia ti ha toccato — perché la vivi, perché la conosci, perché temi di poterla vivere — sappi che esiste una strada. Gli Organismi di Composizione della Crisi sono presenti su tutto il territorio nazionale. Non serve essere imprenditori. Non serve avere grandi patrimoni. Basta essere in difficoltà e voler uscire dal tunnel in modo onesto e trasparente.
Marco e Francesca, tra 5 anni, saranno liberi. Con fatica, con rinunce, ma liberi. E la loro storia, pubblicata sul sito del Tribunale di Asti, è già un faro per chi pensa che da certi debiti non si esca mai. Si esce. Con le regole giuste, con l’aiuto giusto, con il coraggio di chiedere aiuto prima che sia troppo tardi.