Davide ha 46 anni, è nato a Benevento ma il suo lavoro lo ha portato in giro per l’Italia. Dipendente del Ministero della Difesa dal 1999, contratto a tempo indeterminato, uno stipendio di circa 1.700-1.800 euro al mese. Vive a Pinerolo, in provincia di Torino, in un alloggio demaniale con un affitto trattenuto direttamente dalla busta paga. Non ha ville, non ha investimenti, non ha risparmi. Ha una compagna, Angelika, che dopo le gravidanze non è più riuscita a tornare al lavoro, e due bambini nati nel 2013 e nel 2016.
E ha debiti per quasi 99mila euro.
Trasferimenti, figli, finanziamenti: la tempesta perfetta
Come ci si arriva a 99mila euro di debiti con un lavoro statale sicuro da oltre venticinque anni? La risposta è nella biografia di Davide: trasferimenti. Per anni ha cambiato sede di servizio — Caserta, Pinerolo, altre località — e ogni trasloco costava 3-4mila euro: caparre, spese di trasloco, utenze da riallacciare. Ogni volta ricominciare da capo, con una famiglia al seguito e una sola fonte di reddito.
Poi i bambini. Angelica non è più tornata a lavorare. Tutto il peso economico è ricaduto su Davide. E così, per tappare i buchi, sono arrivati i finanziamenti. Nel gennaio 2021, un prestito con Avvera S.p.A. da 15.600 euro, con delegazione di pagamento e cessione del quinto dello stipendio, 120 rate da 130 euro. Nell’ottobre 2024, un secondo finanziamento sempre con Avvera, questa volta da 42.600 euro — usato in parte per estinguere il primo, in parte per le spese correnti. A questi si aggiunge un prestito con RCI Banque (credito poi ceduto a GEST.IN S.p.A.) per quasi 20mila euro, contratto nel 2022 per acquistare una Renault Clio — poi permutata nel 2023 per una Giulietta usata, con la differenza usata per pagare cure odontoiatriche in Croazia e restituire un prestito alla sorella.
Sul fronte dei debiti con la Pubblica Amministrazione, il quadro è altrettanto pesante: oltre 7.800 euro ad Agenzia delle Entrate Riscossione (tra Campania e Piemonte), circa 12.600 euro a Soris S.p.A. (in gran parte per sanzioni del Codice della Strada dovute al Comune di Torino), 1.100 euro ad Abaco S.p.A. per conto del Comune di Bricherasio, quasi 1.300 euro al Comune di None, 500 euro a ICA S.p.A. per il Comune di Collegno. Un accumulo di cartelle, multe e tributi che, mese dopo mese, hanno reso il debito una palla di neve impossibile da fermare.
Nel frattempo, la busta paga è stata aggredita: cessione del quinto ad Avvera, delegazione di pagamento, e un pignoramento di 176 euro al mese da parte di Abaco. Alla fine del mese, di uno stipendio già modesto, restava poco o nulla.
La liquidazione controllata: tre anni per azzerare tutto
Davide si è rivolto all’OCC dell’Ente per l’Inclusione Sociale EINS, sede di Torino, con il gestore avv. Luca Ostengo . La strada scelta è la liquidazione controllata ex artt. 268 e ss. CCII: tre anni in cui l’eccedenza del reddito, tolto il necessario per vivere, va ai creditori. Poi l’esdebitazione.
Il Tribunale di Torino — giudice relatore Carlotta Pittaluga, presidente Enrico Astuni — ha esaminato la situazione con particolare attenzione. Il reddito netto annuale di Davide, calcolato su dodici mensilità e includendo l’assegno unico INPS (398 euro al mese per i figli), ammonta a circa 27.706 euro, cioè circa 2.308 euro al mese. Le spese indispensabili per il nucleo familiare — due adulti e due bambini — sono state quantificate al di sotto persino della soglia di povertà assoluta ISTAT, fissata per il 2024 a 1.615 euro per una famiglia di quel tipo. Il Tribunale ha autorizzato Davide a trattenere esattamente quella cifra: 1.615 euro al mese.
La differenza — circa 693 euro al mese — va ai creditori per tre anni. Totale: circa 24.980 euro. A questi si aggiungeranno eventuali ulteriori somme (la tredicesima, emolumenti vari, il TFR se maturerà durante la procedura). Non basteranno a pagare tutto. Ma il punto non è pagare tutto. Il punto è che alla fine del triennio, se Davide rispetterà gli impegni, il debito residuo — oltre 70mila euro — sarà dichiarato inesigibile. Per sempre.
Il 15 gennaio 2026, il Tribunale di Torino ha dichiarato aperta la liquidazione controllata.
I dettagli che fanno la differenza
La sentenza merita attenzione anche per come affronta le piccole grandi questioni della vita quotidiana di un debitore. Davide possiede un’Alfa Romeo Giulietta del 2011 con quasi 140mila chilometri, e una bicicletta elettrica comprata a dicembre 2024 per 2.600 euro (con parte della liquidità residua dal finanziamento Avvera). Il Tribunale lo ha autorizzato a continuare a usarli entrambi: l’auto gli serve per portare i figli a scuola e nei giorni di maltempo, la bicicletta per risparmiare benzina andando al lavoro. Il liquidatore valuterà se venderli o meno, ma nell’immediato la famiglia non resta a piedi.
La compagna Angelika, disoccupata, ha presentato la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro. Se trovasse un’occupazione, la situazione andrebbe rivalutata. Il Tribunale ha previsto che Davide dovrà rendicontare ogni tre mesi le somme percepite e versare l’eccedenza al liquidatore. Trasparenza totale, controllo costante, ma anche dignità garantita.
Perché questa storia è importante
La vicenda di Davide parla a chiunque abbia un lavoro fisso, uno stipendio decoroso, eppure si ritrova sommerso dai debiti. Parla ai dipendenti pubblici, ai lavoratori statali, a chi ha ceduto il quinto dello stipendio e si è ritrovato con la busta paga svuotata. Parla a chi ha fatto figli, ha cambiato casa per lavoro, ha contratto prestiti pensando di poterli ripagare e poi si è accorto che i conti non tornavano più.
Il messaggio più importante è questo: anche se hai un reddito — anche se non sei nullatenente — puoi accedere alle procedure del Codice della Crisi. La liquidazione controllata è fatta esattamente per chi ha qualcosa da offrire, ma non abbastanza per pagare tutto. Per chi ha bisogno di un percorso strutturato, di un termine certo, di una data dopo la quale il debito smette di esistere.
Davide, tra tre anni, avrà 49 anni. I suoi figli saranno adolescenti. Potrà accompagnarli a scuola senza il pensiero del pignoramento. Potrà guardare la busta paga e sapere che quel che guadagna serve a vivere, non a colmare il passato. Non sarà stato un regalo: 693 euro al mese per tre anni sono 693 euro che non potrà spendere per la famiglia. Ma sarà stato un prezzo certo, finito, con una scadenza. È questo che la legge garantisce a chi, come Davide, non ha mai smesso di lavorare ma non ce l’ha fatta lo stesso.
A chi rivolgersi
l’OCC, l’Organismo di Composizione della Crisi. L’OCC dell’Ente per l’Inclusione Sociale EINS, con sedi a Torino, Ciriè, Alessandria e Vercelli, ha seguito il protagonista di questa storia. E può seguire anche te, se ti riconosci .
Non serve essere imprenditori falliti. Non serve non avere nulla. Basta essere in difficoltà, aver agito onestamente, e voler voltare pagina. La legge italiana — il Codice della Crisi — mette a disposizione strade diverse per situazioni diverse. L’OCC ti aiuta a capire qual è la tua. Il giudice, se i presupposti sussistono, approva. Dopo tre anni si ricomincia. Davvero.