Massimiliano, il pasticciere che ha perso tutto (tranne la dignità)

Massimiliano ha 58 anni, fa il pasticciere e vive da solo a Casalgrasso, un piccolo paese in provincia di Cuneo, in un appartamento in affitto da 300 euro al mese. Lavora in una Pasticceria Confetteria del torinese, contratto a tempo indeterminato dal 2022. Prima di questo lavoro, la sua vita professionale è stata un campo minato. Oggi guadagna circa 1.400 euro netti al mese — già decurtati dal pignoramento del quinto. E ha debiti per almeno 95mila euro, che potrebbero arrivare fino a 180mila se due posizioni con banche non ancora chiarite dovessero essere confermate.

Una cifra che, con il suo stipendio, non potrà mai ripagare.

La caduta, piano piano

Fino al 2010 Massimiliano era un artigiano, titolare di una Pasticceria . Poi l’attività è cessata. Da lì in poi, più di dieci anni di precarietà: lavoretti part-time, redditi da fame, l’incubo di non arrivare a fine mese. L’estratto conto contributivo racconta tutto: dal 2010 al 2021, un susseguirsi di contratti brevi presso diverse imprese del settore alimentare. Nel 2019, il punto più basso: 719 euro in un anno. Settecento euro. Non al mese. In un anno.

Poi è arrivata la pandemia. Cassa integrazione nel 2020. E la separazione dalla moglie, maturata tra il 2014 e il 2015 ma mai formalizzata. Massimiliano ha dovuto lasciare la casa di proprietà della moglie e cercarsi un’abitazione in affitto. Nuove spese fisse. Nuovi debiti. E, nel frattempo, continuava a contribuire alle rate del mutuo sull’immobile della moglie — finché ha potuto.

Per sopravvivere ha fatto ricorso al credito. Unicredit S.p.A. gli ha concesso tre prestiti personali tra il 2021 e il 2023: 26.585 euro a novembre 2021, 23.639 euro a giugno 2023, 6.143 euro a novembre 2023. In tutto, oltre 56mila euro. A questi si aggiungono un fido con Agos Ducato S.p.A. (quasi 3.000 euro), il saldo passivo di una carta di credito BNL ceduta a Credit Factor S.p.A. (quasi 2.500 euro), e debiti tributari per tasse automobilistiche con Soris S.p.A. (circa 2.500 euro) e Regione Piemonte.

Poi c’è il debito più amaro: 25.768 euro verso l’ex proprietaria di casa, per gli affitti non pagati. Un debito che è già arrivato al pignoramento del quinto dello stipendio: ogni mese, dalla busta paga di Massimiliano, una quota se ne va direttamente alla creditrice.

Infine, due posizioni che incombono come spettri: una fideiussione di 48.729 euro a garanzia di un debito della moglie verso Banca Sella, e un’altra esposizione verso Vela Mortgages S.r.l. per quasi 36mila euro. Massimiliano sostiene che entrambi i debiti principali siano stati estinti anni fa. Ma i creditori, interpellati dal gestore della crisi, non hanno risposto. In mancanza di certezze, quelle cifre restano lì, sospese tra la speranza e la paura.

La liquidazione controllata: ciò che può dare, lo darà

Anche Massimiliano si è rivolto all’OCC dell’Ente per l’Inclusione Sociale EINS, sede di Asti, con il gestore avv. Luca Ostengo . La strada è la liquidazione controllata ex artt. 268 e ss. CCII.

I conti, fatti con la consulenza del gestore, sono questi: Massimiliano guadagna circa 1.700 euro lordi al mese (al netto del pignoramento, circa 1.400). Le spese indispensabili per vivere — affitto, bollette, cibo, vestiario, trasporti, spese mediche — ammontano a circa 1.400 euro. Restano circa 300 euro al mese per i creditori. Per tre anni, fanno circa 10.800 euro. A questi si aggiunge la tredicesima (circa 1.300 euro all’anno), che viene interamente destinata alla procedura: altri 3.900 euro in tre anni. Totale: circa 14.700 euro.

È tutto ciò che Massimiliano può offrire. Non ha immobili, non ha risparmi (i suoi conti correnti hanno saldi a due cifre). L’unica auto, una Lancia Musa del 2012 con 185mila chilometri, è stata autorizzata dal Tribunale a restare con lui: gli serve per andare al lavoro e per gli spostamenti essenziali. Un vecchio scooter Malaguti del 2003 è stato venduto a marzo 2025 per 600 euro — usati per pagare le spese di avvio della procedura. Una Citroen C3, che la figlia aveva comprato con i propri soldi nel 2022 ma intestato a lui per ragioni assicurative, è stata restituita alla figlia.

Fine dell’attivo. Non c’è altro.

Il 14 gennaio 2026, il Tribunale di Asti — giudice relatore Andrea Carena — ha dichiarato aperta la liquidazione controllata. La sentenza ordina al liquidatore di approfondire proprio quelle due posizioni dubbie (Banca Sella e Vela Mortgages): se i debiti risultassero effettivamente estinti, il passivo si ridurrebbe da 180mila a 95mila euro. In ogni caso, alla fine del triennio, Massimiliano sarà esdebitato.

E il pignoramento si ferma

C’è un passaggio cruciale, nella sentenza, che spesso sfugge ai non addetti ai lavori ma che per Massimiliano significa tutto: dal giorno dell’apertura della liquidazione controllata, «nessuna azione individuale esecutiva o cautelare può essere iniziata o proseguita sui beni compresi nella procedura». Tradotto: il pignoramento del quinto dello stipendio da parte della ex padrona di casa si ferma. Non perché il debito scompaia — sarà pagato, in parte, con i 300 euro mensili che Massimiliano versa alla procedura — ma perché ora c’è un unico percorso, trasparente e ordinato, gestito dal liquidatore sotto la vigilanza del giudice. Niente più creditore che ti aggredisce lo stipendio mentre un altro ti pignora il conto e un terzo minaccia azioni legali. Una sola procedura. Un solo calendario. Una sola uscita.

La sesta storia, e cosa ci dice

Quella di Massimiliano è forse la storia più dolorosa tra quelle che abbiamo raccontato. Non perché i numeri siano i più alti ma perché è la storia di una caduta lunga quindici anni. Un uomo che a 40 anni era un artigiano con una sua attività, e a 50 era ridotto a campare con 719 euro all’anno. Che ha retto finché ha potuto, poi ha cominciato a chiedere prestiti per sopravvivere, poi ha smesso di pagare l’affitto, poi ha visto il suo stipendio pignorato. Ogni gradino un po’ più giù.

Eppure, anche da qui si risale. La liquidazione controllata non gli restituirà i quindici anni persi. Non gli ridarà la pasticceria, né il matrimonio. Ma gli restituirà qualcosa di essenziale: la possibilità di lavorare senza che il frutto del suo lavoro venga sequestrato. La possibilità di pagare l’affitto senza accumulare altri debiti. La certezza che, tra tre anni — a 61 anni, vicino alla pensione — potrà guardare avanti senza l’ombra del pignoramento. Non sarà stato un regalo: 300 euro al mese per tre anni, per chi ne guadagna 1.400, sono una cifra importante. Ma sarà stato un prezzo certo, finito, con una data di scadenza.

E forse — se le due posizioni con Banca Sella e Vela Mortgages si riveleranno davvero estinte — Massimiliano scoprirà di dover pagare molto meno di quanto temeva. A volte il debito fa più paura della realtà. L’OCC serve anche a questo: a separare il certo dall’incerto, il dovuto dal presunto, e a costruire un percorso su basi solide.

A chi rivolgersi

L’OCC dell’Ente per l’Inclusione Sociale EINS, con sedi a Torino, Ciriè, Alessandria, Asti e Vercelli, ha seguito tutti i protagonisti di queste storie. Il gestore avv. Luca Ostengo e l’OCC hanno accompagnato Massimiliano in questo percorso. Possono accompagnare anche te.

La legge — il Codice della Crisi — non è un lusso per ricchi. È un diritto per tutti. Usalo.